federica's profileNotizie dalla Cina-Under...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Una cina mille cine-1 parteIn questo momento piu’ che mai, la Cina e’ sotto continua attenzione del mondo. Tibet, politica, giochi olimpici, economia, valuta nazionale sono solo alcuni tra gli argomenti sviscerati, osservati e discussi. Cina come un paese, una nazione, un partito, un governo, un popolo. Conoscere la Cina, significa conoscere le linee di frontiera tra queste parole, il loro concetto teorico e il loro significato pratico e reale. Leggere libri, guardare film, video documentari non e’ sufficente per conoscere questo paese, queste N----di regioni diverse una dall’altra per clima, risorse, lingua (o dialetti), abitudini sociali e religiose. Lo sviluppo economico di questo paese dipende da tanti fattori, cosi come il livello di educazione del suo popolo e lo stato di diritto in cui esso vive. 56 etnie, un governo organizzato in tre livelli: Nazionale, Provincale locale per assicurare che ogni regione possa organizzarsi e godere delle proprie peculiarita’ ma seguire anche direttive da Pechino. Uno spazio cosi grande che costituisce un paese chiuso culturamente per secoli, molto molto prima del 1949. Un partito che vuole rinnovarsi. Un governo che cerca di combattere corruzione e arretratezza in diversi modi, ma che e’ troppo lontano dalla base dei suoi tre livelli per poter cambiare il sistema. Un popolo diviso tra molto ricchi e molto poveri dalla media borghesia in crescita, diviso tra ignoranti (nel vero senso della parola) e tra nuove ondate di freschi laureati, tecnici, professori che con orgoglio saranno la cina di domani. Un popolo in fondo solo, con sfumature altamente nazionaliste, decisamente fuori dalla cultura globale dell’occidente. Attivo nel market, tante risorse e opportunita’, in generale tagliato fuori dai processi culturali e sociali di quei paesi che lo criticano. Viaggiare un po in questa grande nazione e’ necessario per osservare quante differenze porta in se. Un semplice esempio dalle due maggiori citta’ cinesi: Pechino, la sua capitale, e Shanghai centro economico. Punti in comune sono vari: due citta’ modello, con alto livello di educazione della popolazione, alto numero di immigrati che dalle campagne si riversano nei centri. Le differenze sono maggiori quantitativamente e qualitativamente. Iniziando da Pechino, al nord del paese, dove il cinese medio ha in genere una buona conoscenza della storia e dell’arte del suo paese, non che delle dinamiche politiche. Usare la lingua nazionale Putonghua e parlarla bene e’motivo di orgoglio. Allo stesso modo, la presenza degli stranieri puo’ essere descritta con le stesse caratteristiche. Anche gli edifici in questa citta’ sanno di secoli di cultura e orgoglio nazionale. Piu’ a Sud, Shanghai, diverse temperature, diverso clima diverse risorse. La nuova New York dell’Asia, grattacieli che ricordano l’era globale dove nessuna cultura impera. ingua diversa, la vita e’ il lavoro, o meglio il lavoro e’ vita. Lavorare per migliorare la propria situazione economica. La storia e l’arte sono solo per turisti, in questa citta’ che e’nata, morta e risorta per il business. La lingua e’ diversa, gli interessi sono diversi. Della politica si interessano in pochi, e l’unico diritto di cui ci si preoccupi e’ quello di poter fare soldi. Anche lo straniero tipico e’ diverso qui: giunge a Shanghai per fare soldi e ci rimane per un breve periodo, accumula richezza, vive nel suo modo fatto di expat, non conosce la cultura del paese e raramente sa parlare cinese. In questo quadro descrittivo provare ad inserire altre regioni, altri luoghi, e’ ancora piu’ significativo al fine di una descrizione accurata. Ancora Tibet, ancora CinaUn altro giorno trascorre qui in Cina. Nei giornali, nel web nelle televisioni si parla ancora di Tibet.
I cinesi compatti ritengono la questione di politica interna, vedono il Dalai Lama come un falso pacifista e non buddista, interpretano le dichiarazioni che vengono da occidente come superficiali e basate sull'ignoranza. La comunita' occidentale in Cina- i Laowai- pensano, hanno la propria opinione ma in pochi pochissimi prendono posizione. I media occidentali danno notizie su notizie, e la parola chiave e' Cina. "Il web intasato", "u tube non funziona". Come se fosse una novita'.
Qui Utube funziona un giorno si, 10 no. Wikipedia, BBC, e tanti- tantissimi- altri sono oscurati spesso, ma cosi spesso che e' normalita'.
Chiunque con un po di conoscenza storica e di diritto, sa che questa del Tibet e' una battaglia persa. E qui non dico se giusta o ingiusta. Ma persa. Perche il TIBET e' stato
"occupato" piu' di 50 anni fa', e da allora (guerra fredda era allora) molte cose sono cambiate. Ormai tutti i paesi (solo pochissimi esclusi) hanno riconosciuto diplomaticamente la Cina e le sue frontiere. Il Tibet rientra in queste. Che sia giusto o che sia sbagliato, e' un fatto storico. Cambiarlo significherebbe secessione. E anche in questo caso sarebbe una questione interna. Va anche tenuto a mente che la Cina, sebbene considerato paese in via di sviluppo, e' ormai parte dell'Economia mondiale. Come un equazione matematica: se la Cina va in rovina, la seguono tutti i mercati mondiali. Le variabili sono tutte dipendenti, uno non puo' esistere senza l'altro. Se una e' uguale a zero...non ci vuole molta matematica per conoscere la soluzione. Questo e' il frutto dell' economia globale e a questo punto siamo.
Boicottare le olimpiadi non e' una soluzione, dato che da qui dentro posso testimoniare che in quest'ultimo anno passi da gigante sono stati fatti per quanto riguarda la societa' civile. E' sempre piena di contraddizioni, si. E c'e' ancora tanto da fare. Anche questo e' vero. Ma lo sport non va a passeggio con la politica. Il contrario accade solo in Italia dove politici si menano in parlamento dopo le partite di calcio.
Una potenziale strada che l'occidente potrebbe seguire e' quella di sostenere la Cina nel suo percorso sui diritti umani. E questa sarebbe certamente una vittoria.
Il che significa non lo sbraitare ma una serie di cooperazioni con il governo cinese. Ah, ma gia', dimenticavo: quando lo scorso gennaio il governo cinese ha messo in atto le prime leggi a tutela del lavoratore erano state proprio le grandi compagnie straniere (e le varie camere di commecio) ad essere contrarie.
Memoria Corta? Bjork, Cina e tibet: brevi considerazioniIl concerto di Bjork tenutosi a Shanghai ha acceso molte polemiche. Le dichiarazioni della cantante hanno lasciato perplessi la moltitutidine e infastidito il governo.
Certamente le sue dichiarazioni non sono state di aiuto al popolo tibetano, ne quello cinese in tutta la sua globalita'. Il fatto e' che andare in un altro paese, esserne ospiti, gridare le sue frasi di incitamento al popolo tibetano e poi tornare nella comoda sicurezza del proprio paese cosi' come ha fatto Bjork, non aiuta ne puo' essere un passo verso qualcosa di costruttivo. Ne e' testimone la situazione in Tibet, che in queste ore e' in continua escalation.
Dicharazioni del genere attirano piu' perplessita' che risveglio di coscienza. Dimostrano ignoranza, superficialita'. Come se quello tibetano fosse l'unico popolo soggetto, come se fosse l'unico popolo che in questo paese merita la liberta'. Se incitiamo alla liberta' facciamolo anche per il popolo dello Xinjiang, per quello della Mongolia interna, per tutte le etnie soggette. Facciamolo anche per i cinesi. Anche loro meritano di essere liberi. Di alzare la proprio bandiera (che sia tangibile o meno), e agire contro un unico pensiero. L'occidente prende posizione contro il governo cinese per il Tibet, chiede investigazioni superpartes su una questione sola, che non e' nostra. E che sfortunatamente torna ciclicamente alla ribalta come uno Show. Non e' uno Show. Non e' una nostra battaglia. Da mesi ormani musulmani nello Xinjian sono stati processati e uccisi con l'accusa di terrorismo. Nessuna investigazione prima, nessun clamore. Il tibet ci interessa, il resto no. Allora di quali diritti parla l'occidente?
Il popolo tibetano e la sua cultura muoiono, cosi come muore quello Xinjiano, quello mongolo, quello cinese. Assorbiti, inghiottiti da un sistema politico socialista prima, e dall'economia globale dopo. Muore la Cina, si trasforma. Ed e' triste che il mondo se ne accorga solo ora.
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